Parrocchia Santa Maria degli Angeli
81020 San Nicola la Strada (Caserta)

Chiesa Santa Maria degli Angeli -San Nicola la Strada -

Don Pasquale Lunato - Parroco Chiesa Santa Maria degli Angeli -

San Nicola di Bari  - Patrono di San Nicola la Strada -

Chiesa Santa MAria degli Angeli

Nicola, Santo Orientale
(di P. Gerardo Cioffari, domenicano)
 


VESCOVO DI MIRA PER ISPIRAZIONE DIVINA.

All'episodio delle tre fanciulle nella Vita di Nicola segue la sua elezione a vescovo di Mira. Con ogni probabilità dunque, il giovane si era trasferito in questa altrettanto importante città della Licia, in cui ancora oggi si conservano notevoli tracce del quarto e quinto secolo avanti Cristo (le tombe rupestri) e il bellissimo anfiteatro romano. Alcuni agiografi recenti, aiutandosi con i dati della vita del monaco Nicola, raccontano come fu ordinato diacono e sacerdote e come si partì per Mira ove arcivescovo era un suo zio. E' stato rilevato anche il suo desiderio di andare in una città ove non fosse conosciuto, come invece lo era a Patara dopo che il padre delle tre fanciulle aveva svelato il segreto della dote alle sue figlie. Ma in un caso come nell'altro i conti non tornano. Nel primo infatti siamo del tutto fuori strada, nel secondo siamo di fronte ad una supposizione senza la minima prova. Per cui non resta altro che accontentarsi del dato dello spostamento di Nicola da Patara a Myra.
Considerando il tempo necessario ai Miresi per imparare a conoscerne le virtù, si può pensare che si fosse trasferito verso il 290 e che fosse eletto vescovo intorno al 300. Preoccupato di mettere in evidenza piuttosto il disegno divino che non l'iniziativa dell'uomo, Michele Archimandrita narra che il Signore rivelò ad un uomo di chiesa come procedere:
A costui così disse: "Recati con altri alla casa di Dio di notte; appostati nell'atrio e il primo che all'alba entrerà prendilo e fallo ordinare vescovo. Il suo nome è Nicola". Colui che da Dio aveva udito quella mirabile voce andò a comunicarla agli altri vescovi e al popolo che si trovavano all'interno della chiesa ad innalzare continue preghiere a Dio. Quindi, obbedendo all'annuncio divino si andò a mettere presso l'uscita. Alle prime ore del mattino il grande Nicola venne mandato da Dio e fu il primo a varcare la soglia della chiesa. (…)
Essendosi riuniti i cittadini della metropoli di Mira ed avendo ascoltato e creduto a quanto era stato detto dai vescovi amati da Dio, accolsero con gioia quanto riguardava il santo, anzi vi apportarono pure la loro testimonianza. Così, colui che portava il nome di Nicola fu innalzato alla cattedra episcopale. Ed egli divenne ottimo pastore di quelle pecorelle ragionevoli di Cristo, dando per primo l'esempio.

L'agiografo, e questa è una cosa che balza subito agli occhi, non parla di un precedente stato clericale o monastico di Nicola. E vero che questo è un indizio puramente negativo, ma in considerazione del come si faceva emergere una cosa simile nelle biografie correnti, si tratta di una omissione significativa. Così dovette intenderla anche il grande canonista Graziano, a meno che, oltre questo indizio, non avesse avuto qualche altra fonte a noi ignota, allorché nel suo Decretum tratta dell'elezione dei vescovi. Nel capitolo VIII questo principe dei canonisti medioevali riporta la norma secondo la quale non si dovevano promuovere all'episcopato persone prive di preparazione intellettuale o comunque sprovveduti (rudibus et imperitis). Nel suo commento afferma poi che, in base agli autori menzionati, bisognava concludere che era proibito elevare i laici all'episcopato (His omnibus auctoritatibus laici prohibentur in episcopatum eligi). Ma subito aggiunge:

Tuttavia il beato Nicola fu eletto vescovo da laico, il beato Severo fu elevato all'arcivescovato mentre era addetto ad un lanificio, il beato Ambrogio, pur non essendo neppure battezzato, fu eletto arcivescovo. (…). Quando dunque un laico, grazie alla sua perfezione si eleva al di sopra della vita clericale, sull'esempio dei beati Nicola, Severo e Ambrogio, la sua elezione può essere considerata valida.

Michele Archimandrita scriveva quando la disciplina ecclesiastica si era alquanto clericalizzata e i vescovi venivano scelti fra persone non sposate. Onde il bisogno di trasformare la voce del popolo direttamente in voce di Dio.

 

Sito divulgativo e autogestito senza fine di lucro da Mimmo Russo