81020 San Nicola la
Strada (Caserta)
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(di P. Gerardo Cioffari,
domenicano)
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RIDUZIONE DEL TRIBUTO (Praxis de tributo).
Qualche anno dopo
il Concilio di Nicea (probabilmente fra il 331 ed il 333), Nicola portò
a termine un'altra iniziativa, questa volta coinvolgente l'intera
popolazione di Mira, come era stato nel caso della carestia. Se in quel
caso erano state le avversità naturali a colpire i miresi, ora era
l'amministrazione statale, con la forma tradizionalmente più oppressiva,
quella delle tasse. Già colpita qualche tempo prima dalla carestia, ora la metropoli della Licia subiva un altro colpo da parte dell'imperatore e dei suoi funzionari. Probabilmente queste vessazioni facevano vittime più nel mondo mercantile e dei piccoli venditori che non nella parte più bassa della popolazione, tuttavia non si può trascurare il fatto che le conseguenze si facevano certamente sentire a tutti i livelli. I Miresi pensarono allora di rivolgersi al loro vescovo che in più occasioni si era fatto carico dei loro problemi, chiedendogli di scrivere a Costantino: "Figli miei amati, non solo vi aiuterò con delle lettere, ma mi recherò di persona dall'augusto imperatore per tale causa. E non cesserò di scongiurarlo con dolci parole e lo convincerò a por termine con un suo ordine alla sciagura di questo tributo che ci hanno imposto spinti da odio e invidia". Confermatosi in questo proposito, avendo preparato il necessario per il viaggio, partì. A Costantinopoli fu accolto
con tutti gli onori dagli altri vescovi, che vollero pregare e celebrare
la liturgia con lui. Al momento in cui si dice "Le cose sante ai santi",
una fiamma uscì dalla sua bocca. In armonia con l'immagine
dell'eroe data in precedenza, l'agiografo presenta un Nicola deciso ed
energico che incute timore persino all'imperatore. Probabilmente lo
scrittore si è lasciato prendere la mano ricordando l'approccio di
Nicola nella Praxis de stratelatis. Ma lì il contesto del sogno
lo permetteva, qui è del tutto irreale, tanto più che lo stesso Nicola
aveva detto che avrebbe usato un linguaggio dolce e convincente. Alcuni uomini, continua
l'ignoto autore, tre giorni dopo che Nicola era giunto a Costantinopoli,
si recarono dall'imperatore e gli fecero notare che "la maggior parte
dei tributi della tua casa" provenivano da Mira, e che quindi
l'imperatore stesso risultava il più danneggiato a seguito di quella
riduzione. Costantino richiamò allora Nicola per farsi restituire la
carta di concessione, ma il Santo disse che era già pervenuta a Mira.
Incredulo, l'imperatore inviò un suo messo a Mira per controllare la
veridicità dell'affermazione di Nicola. Quando il messo fece ritorno
nella "città santa" (Costantinopoli), riferì a Costantino che le cose
stavano proprio come Nicola aveva detto, al che l'imperatore sentenziò:
"Sia convalidato l'ordine secondo la carta che per il Santo stilammo
allora".
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