Parrocchia Santa Maria degli Angeli
81020 San Nicola la Strada (Caserta)

Chiesa Santa Maria degli Angeli -San Nicola la Strada -

Don Pasquale Lunato - Parroco Chiesa Santa Maria degli Angeli -

San Nicola di Bari  - Patrono di San Nicola la Strada -

Chiesa Santa MAria degli Angeli

Nicola, Santo Orientale
(di P. Gerardo Cioffari, domenicano)
 


NICOLA SALVA I TRE GENERALI (Praxis de stratelatis, II).

Essendosi accomiatati dal Santo ed avendo domato la sedizione per la quale erano partiti, i tre generali rientrarono trionfalmente a Costantinopoli. Qui però gli onori che ottennero cominciarono a dare fastidio al potente prefetto Ablavio. Ma, non potendo egli prendere provvedimenti autonomamente contro un membro della famiglia imperiale (qual era Nepoziano), agì come "consigliere disinteressato" di Costantino. Alla presenza dell'imperatore, li accusò di tramare un complotto, del quale egli era venuto a conoscenza da alcuni che avevano a cuore la pace dell'impero.
L'imperatore, nell'apprendere che gli avvenimenti avevano preso quella piega, dato che si fidava ciecamente del suo consigliere, non dubitò della veridicità dell'informazione. Così, senza procedere ad indagini di verifica, ordinò subito che i tre generali fossero gettati in prigione. Lo scrittore cerca di scusare l'imperatore che era "occupato in cose urgenti", ma poi vede questa ingiustizia alla luce dei disegni divini.
Dopo qualche tempo, non ben precisato, alcuni amici di Nepoziano e compagni cominciarono a darsi da fare per liberarli. Allora i magnati che avevano messo in mezzo Ablavio si decisero a muovere un altro attacco contro i loro colleghi e nemici. Questa volta tornarono da Ablavio col denaro promesso, e gli prospettarono i pericoli derivanti da un'eventuale liberazione di Nepoziano, Urso ed Erpilio. Il prefetto allora, recatosi al palazzo e chiesta udienza a Costantino, riprese il discorso dei tre prigionieri, facendo notare all'imperatore che quelli, pur stando in carcere, riuscivano a continuare l'organizzazione del complotto, avendo molti amici fuori del carcere. L'imperatore, ad evitare di perdere del tempo prezioso, decise di sopprimerli quella notte stessa. Così Ablavio diede le necessarie disposizioni affinché a notte inoltrata e comunque prima dell'alba i tre fossero uccisi.

Quando il carceriere Ilario apprese la notizia della condanna a morte, corse ad informare i tre sventurati. Nel frattempo, infatti, i carcerati avevano fatto amicizia col direttore del carcere. Si può ben immaginare la disperazione che si impadronì di loro. Non avevano più il tempo di spiegarsi e dimostrare la loro innocenza all'imperatore. Cominciarono perciò a piangere e a lacerarsi le vesti.

Uno di loro, Nepoziano, ad un tratto si sovvenne del fatto che Nicola, il santo vescovo di Mira, era riuscito a salvare i tre uomini che stavano per essere uccisi e, tra lacrime e gemiti, disse: "Signore, Dio del tuo servo Nicola, abbi compassione di noi, grazie alla tua misericordia e all'intercessione del tuo servo Nicola. Come, per i suoi meriti, hai avuto compassione dei tre uomini condannati senza alcun motivo salvandoli dalla morte, così ora rida' la vita anche a noi, mosso a misericordia dall'intercessione di questo tuo santo vescovo. Crediamo infatti che egli, anche se non è presente col corpo, lo è con lo spirito e, vedendo la nostra pena e l'affanno dell'anima nostra, egli stesso solleciterà la tua bontà verso di noi".

A questa preghiera di Nepoziano si unirono anche gli altri due compagni nella disgrazia. C'è da credere da tutto il contesto che Nicola già in vita era considerato un Santo. Ma è più probabile che sia un adattamento posteriore, e che la preghiera sia stata rivolta a Dio fidando sui meriti del vescovo di Mira che conduceva una vita santa, e che era venuto loro in mente perché avevano assistito al felice esito del suo intervento in un caso analogo al loro.
La loro preghiera fu esaudita. Nicola apparve in sogno all'imperatore apostrofandolo: "Costantino, alzati e libera i tre generali che tieni in prigione, poiché vi furono rinchiusi ingiustamente. Se non fai come ti ho detto, susciterò contro di te una guerra nella zona di Durazzo e darò in pasto i tuoi resti alle fiere e agli avvoltoi, dopo aver conferito contro di te con Cristo, il re dei re". L'imperatore disse: "Chi sei tu, e come sei entrato così nel mio palazzo a quest'ora?". La voce gli disse: "Sono Nicola, vescovo peccatore, e risiedo a Mira, metropoli della Licia". Detto ciò, scomparve.

S. Nicola apparve anche ad Ablavio e lo apostrofò ancora più minacciosamente di quanto non avesse fatto con l'imperatore Costantino. Lo chiamò "sconvolto nella mente e nel cuore" e gli rinfacciò la sua avidità di denaro. Quando al mattino l'imperatore mandò a riferire al suo prefetto ciò che gli era accaduto, Ablavio non potè fare altro che informarlo di aver vissuto un'esperienza analoga. La prima spiegazione che si presentò alla mente fu che entrambi erano stati vittime di un atto di magia.
Costantino perciò fece chiamare i tre generali e li interrogò sulla magia da loro usata e che gli aveva provocato quel sogno. In un primo momento i tre, ancora sotto l'impressione della tragica situazione, restarono senza parola. Poi, su sollecitudine di Costantino, rispose per tutti Nepoziano, dichiarando che non solo non avevano compiuto alcun atto magico, ma che nessuno dei tre se ne intendeva di magia. Stava poi dichiarando la loro innocenza e la loro estraneità a qualsiasi complotto contro la sua persona, quando l'imperatore lo interruppe chiedendogli se conoscesse "un tale chiamato Nicola". Allora tutto divenne chiaro per i generali. Rinfrancato, Nepoziano riprese la parola e raccontò ciò che era successo loro a Mira e di come si fossero ricordati di Nicola nel carcere.
L'imperatore li assolse da ogni accusa. Quindi li invitò a recarsi dal vescovo di Mira a comunicargli che egli aveva fatto come gli aveva ordinato in sogno: "E diede loro preziosi doni, un Vangelo d'oro, due candelabri d'oro, un calice d'oro ornato di pietre preziose da portare a quel sant'uomo, insieme anche a delle lettere". Quelli andarono e presentarono i doni. Il santo li benedisse, esortandoli con ammonimenti e promettendo preghiere per loro.
 


 

Sito divulgativo e autogestito senza fine di lucro da Mimmo Russo