81020 San Nicola la
Strada (Caserta)
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(di P. Gerardo Cioffari,
domenicano)
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LA DOTE ALLE FANCIULLE (Praxis de tribus filiabus).
Dopo aver
raccontato gli anni dell'infanzia e prima di riferire l'unico episodio
antecedente all'episcopato, alcuni scrittori affermano che Nicola restò
orfano e che ereditò una notevole ricchezza. Successivamente si aggiunse
che la morte dei genitori avvenne durante una pestilenza, in occasione
della quale si erano messi ad aiutare quelli che ne erano stati colpiti.
Ovviamente, si tratta di pie tradizioni, senza il benché minimo
fondamento storico. Il contesto è quello di un
padre che da una certa agiatezza era caduto in estrema miseria. Avendo
alcune figlie in età da marito, venendo esse non considerate e quindi
emarginate per la povertà in cui era caduta la famiglia, pensò di
risolvere il problema facendole prostituire. Nicola venne a sapere di
questo dramma familiare e decise di intervenire secondo la modalità
suggerita nel Vangelo: "Quando dunque fai l'elemosina, non suonar la
tromba avanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle
piazze, per essere onorati dagli uomini. Vi dico in verità che costoro
hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Quando tu fai l'elemosina invece,
non sappia la tua sinistra quel che fa la tua destra, in modo che la tua
elemosina resti segreta, e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti
ricompenserà" (Matteo, VI, 2-4). Dopo la lieta sorpresa
ovviamente il padre cercò di capire da che parte gli fosse venuta la
fortuna. Intanto però organizzò il matrimonio della figlia più grande e
si ravvide del suo peccato. Vedendo che il padre si era ravveduto,
Nicola ripeté l'atto di carità, gettando sempre di notte per la finestra
un altro sacchetto di monete d'oro. Si può ben immaginare la gioia e la
commozione del vecchio padre. Che poté così organizzare il matrimonio
della seconda figlia. Si precipitò fuori e subito lo raggiunse, ed avendolo riconosciuto, gli si gettò ai piedi e prostrato scoppiò in lacrime e singhiozzi. Poi ringraziandolo calorosamente, con molti argomenti lo chiamava, dopo Dio, salvatore suo e delle tre figlie. Diceva: "Se non fosse stato per la tua bontà, suscitata dal nostro comune Signore Gesù Cristo, già da tempo le avrei consegnate ad una vita di perdizione e di vergogna". Udito ciò S. Nicola fece rialzare l'uomo da terra e l'obbligò a giurare di non rivelare a nessuno fino al termine della sua vita che era stato lui a fargli avere quei beni. Quindi lasciò che l'uomo se ne andasse in pace. Il racconto di Michele
Archimandrita si presenta con tutte le caratteristiche della storicità,
ad eccezione di qualche particolare. Mancano i nomi sia del padre che
delle fanciulle, tuttavia non si tratta di un miracolo, e l'episodio
presenta una notevole verosomiglianza. Infatti, non è superfluo
ricordare che l'autore riporta una tradizione mirese e che in questa
stessa tradizione l'usanza di offrire la dote alle fanciulle povere non
era nuova in Licia. Si ha il caso di Opramoas, che un secolo e mezzo
prima di Nicola, aveva compiuto a Rodiapoli, non lontano da Mira,
un'azione analoga. |
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