Parrocchia Santa Maria degli Angeli
81020 San Nicola la Strada (Caserta)

Chiesa Santa Maria degli Angeli -San Nicola la Strada -

Don Pasquale Lunato - Parroco Chiesa Santa Maria degli Angeli -

San Nicola di Bari  - Patrono di San Nicola la Strada -

Chiesa Santa MAria degli Angeli

Nicola, Santo Orientale
(di P. Gerardo Cioffari, domenicano)
 


DISTRUZIONE DEL TEMPIO DI ARTEMIDE.

Uno dei compiti primari dei vescovi dell'epoca costantiniana era quello di difendere i loro fedeli dagli influssi del paganesimo. E certamente, nonostante la cristianizzazione ufficiale dell'impero, molto fascino esercitavano ancora i templi delle divinità pagane.
Nicola non era un teologo speculativo, e quindi difficilmente si sarebbe dimostrato intollerante nei confronti di una certa varietà di opinioni. Tuttavia, non poteva sopportare che la presenza di templi maestosi alle divinità pagane potessero rappresentare un pericoloso richiamo per i suoi fedeli. Né deve sorprendere che questi monumenti pagani avessero ancora una certa forza attrattiva. Attorno ad essi si sviluppavano tanti interessi più o meno leciti, dalla vendita di ricordini alla prostituzione sacra. Decise pertanto di agire.
Scrive al riguardo Michele Archimandrita:

Eccitando vivamente il suo zelo per Dio, invece che con armi visibili, cominciò a setacciare ogni luogo della sua diocesi con la fede in Cristo, rivestito di speranza e di ferma fiducia. Mise a soqquadro i templi degli idoli scacciandovi i demoni e smascherando la loro ingannevole e scellerata impotenza. Così il Santo combatteva lo spirito malvagio apertamente per metter fine una buona volta alle sue false operazioni. Divinamente ispirato pensò di portare a compimento una grossa impresa, quella di distruggere cioè il tempio di Diana che lì si ergeva imponente. Esso infatti era il maggiore di tutti i templi sia per altezza che per varietà di decorazioni, oltre che per presenza di demoni. Circostanza che costituiva una grossa tentazione di empietà per i fuorviati. Così egli, minaccioso nei loro confronti, per la grazia di Cristo che era in lui, deciso ad estirpare e ad annientare dalla sua regione il florido culto dei demoni, si recò di persona dove si trovava questo tempio abominevole e, demolendo non solo le parti superiori ma distruggendolo dalle fondamenta, pose in fuga i dèmoni che vi si annidavano. .

Alla predicazione del vangelo Nicola volle aggiungere questo atto di notevole portata emotiva per i Miresi. Si trattava cioè di chiudere il capitolo del paganesimo e iniziare quello del cristianesimo. Probabilmente Nicola non distrusse tutti i templi e le edicole pagane di Mira, anche perché il paganesimo come tale era ancora tollerato sotto Costantino. Volle colpire però il cuore del paganesimo mirese distruggendo "il tempio più grande e più bello della città", e forse il più maestoso che in Licia fosse dedicato ad Artemide.
Questa espressione dell'agiografo, confermata dall'iscrizione di Opramoas a proposito del contributo per la ricostruzione nel 141 d.C., è per noi il maggiore argomento per sostenere la storicità dell'episodio (sia che venga inteso materialmente sia che si intenda solo metaforicamente) e comunque la sua presenza nell'antica Vita di S. Nicola. Infatti Michele Archimandrita molto difficilmente avrebbe potuto conoscere questo particolare. E' probabile perciò che abbia avuto tra le mani qualche dato concreto relativo alla vita del Santo, qualche frammento, oppure che da qualche brano della Vita relativo a questo episodio si fosse poi formata una solida tradizione myrese.

Iconograficamente parlando, questo episodio viene spesso collegato ad un altro, quello dell'abbattimento dell'albero di Diana. In realtà si tratta di due episodi riferentisi il primo (il tempio) a Nicola di Mira, il secondo (l'albero) a Nicola di Sion (Cfr. Vita Nicolai Sionitae, cap. 15-17). Nella Vita Nicolai Sionitae questo albero è collegato agli idoli, ma non a Diana-Artemide. Tuttavia fra le tante modifiche delle leggende nicolaiane ci fu pure questa, anche perché gli elementi di fusione (e confusione) non mancavano. Come nella storia della distruzione del tempio di Artemide anche qui c'era il demonio che "abitava" nell'albero (come lì nel tempio), ed egli doveva essere scacciato e l'albero abbattuto. Per cui non è da meravigliarsi se nella tradizione latina (vedi la Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze) si fusero le due cose e si cominciò a parlare dell'albero di Diana, che pur essendo apocrifo fu preferito dagli artisti occidentali rispetto al più autentico "tempio di Diana".
 


 

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