81020 San Nicola la
Strada (Caserta)
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(di P. Gerardo Cioffari,
domenicano)
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DISTRUZIONE DEL TEMPIO DI ARTEMIDE.
Uno dei compiti
primari dei vescovi dell'epoca costantiniana era quello di difendere i
loro fedeli dagli influssi del paganesimo. E certamente, nonostante la
cristianizzazione ufficiale dell'impero, molto fascino esercitavano
ancora i templi delle divinità pagane. Eccitando vivamente il suo zelo per Dio, invece che con armi visibili, cominciò a setacciare ogni luogo della sua diocesi con la fede in Cristo, rivestito di speranza e di ferma fiducia. Mise a soqquadro i templi degli idoli scacciandovi i demoni e smascherando la loro ingannevole e scellerata impotenza. Così il Santo combatteva lo spirito malvagio apertamente per metter fine una buona volta alle sue false operazioni. Divinamente ispirato pensò di portare a compimento una grossa impresa, quella di distruggere cioè il tempio di Diana che lì si ergeva imponente. Esso infatti era il maggiore di tutti i templi sia per altezza che per varietà di decorazioni, oltre che per presenza di demoni. Circostanza che costituiva una grossa tentazione di empietà per i fuorviati. Così egli, minaccioso nei loro confronti, per la grazia di Cristo che era in lui, deciso ad estirpare e ad annientare dalla sua regione il florido culto dei demoni, si recò di persona dove si trovava questo tempio abominevole e, demolendo non solo le parti superiori ma distruggendolo dalle fondamenta, pose in fuga i dèmoni che vi si annidavano. . Alla predicazione del
vangelo Nicola volle aggiungere questo atto di notevole portata emotiva
per i Miresi. Si trattava cioè di chiudere il capitolo del paganesimo e
iniziare quello del cristianesimo. Probabilmente Nicola non distrusse
tutti i templi e le edicole pagane di Mira, anche perché il paganesimo
come tale era ancora tollerato sotto Costantino. Volle colpire però il
cuore del paganesimo mirese distruggendo "il tempio più grande e più
bello della città", e forse il più maestoso che in Licia fosse dedicato
ad Artemide. Iconograficamente parlando,
questo episodio viene spesso collegato ad un altro, quello
dell'abbattimento dell'albero di Diana. In realtà si tratta di
due episodi riferentisi il primo (il tempio) a Nicola di Mira, il
secondo (l'albero) a Nicola di Sion (Cfr. Vita Nicolai Sionitae,
cap. 15-17). Nella Vita Nicolai Sionitae questo albero è
collegato agli idoli, ma non a Diana-Artemide. Tuttavia fra le tante
modifiche delle leggende nicolaiane ci fu pure questa, anche perché gli
elementi di fusione (e confusione) non mancavano. Come nella storia
della distruzione del tempio di Artemide anche qui c'era il demonio che
"abitava" nell'albero (come lì nel tempio), ed egli doveva essere
scacciato e l'albero abbattuto. Per cui non è da meravigliarsi se nella
tradizione latina (vedi la Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze)
si fusero le due cose e si cominciò a parlare dell'albero di Diana, che
pur essendo apocrifo fu preferito dagli artisti occidentali rispetto al
più autentico "tempio di Diana".
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